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“Il potenziale delle soluzioni digitali nella partecipazione è ancora in gran parte inesplorato.”

Nadine Bischof dirige progetti partecipativi presso enovation.
Lavora con particolare interesse sulle soluzioni digitali e sul loro potenziale nei processi partecipativi.
Quando organizzazioni e istituzioni vogliono sfruttare appieno queste opportunità, la sua esperienza nella gestione dei processi offre un supporto concreto e orientato ai risultati.

Hai studiato lavoro sociale come secondo percorso di formazione e lavori nella consulenza da molti anni. Cosa ti ha attratto di enovation?

Mi ha attratto enovation perché unisce in modo coerente due mondi che per me sono sempre stati centrali: il lavoro sociale e l’azione progettuale orientata all’impatto.
Dopo molti anni nella consulenza, cercavo un contesto in cui l’esperienza nella gestione dei processi e l’attenzione alle persone non fossero un’aggiunta, ma il punto di partenza.
In enovation ho ritrovato proprio questo: un approccio che prende sul serio la partecipazione, lavora in modo strutturato e allo stesso tempo rimane aperto, sperimentale e orientato al cambiamento concreto

Oltre all'amministrazione, hai lavorato per molti anni presso Pro Senectute e ti sei occupata anche di servizi di consulenza digitale: quale esperienza ne ricavi?

Soprattutto nella consulenza agli anziani è fondamentale — e a volte anche impegnativo — trovare l’approccio giusto.
La digitalizzazione avrà un ruolo sempre più centrale in futuro, perché un numero crescente di persone ha familiarità con smartphone e internet.
Ciò che apprezzo di enovation è che, nella maggior parte dei casi, non ci rivolgiamo a un solo gruppo target. Al contrario, la partecipazione mira proprio a coinvolgere il maggior numero possibile di persone e prospettive diverse.
In questo contesto, credo che le offerte digitali possano essere un valido supporto per ampliare l’accesso e rendere la partecipazione più inclusiva.

Proprio dall'ambito sociale, dove la partecipazione ha le sue origini, ci sono però spesso ancora molte riserve. Come hai vissuto questa tensione?

È stato molto diverso. Per restare nell’esempio, in Pro Senectute c’erano alcune sezioni che volevano fare un passo avanti e avevano già avviato le prime offerte.
Allo stesso tempo, però, esistevano molte riserve e timori — legati sia al proprio ruolo e al cambiamento del lavoro quotidiano, sia a questioni molto concrete come la protezione dei dati, che in questo ambito è giustamente estremamente sensibile.
È fondamentale prendere sul serio queste preoccupazioni, senza però chiudersi alle opportunità che possono emergere.
E c’è un altro aspetto importante: oggi le offerte digitali sono una possibilità tra le altre, non una soluzione universale. Anche attraverso il digitale non riusciremo mai a raggiungere tutte le persone — ed è giusto che sia così. La chiave sta nell’integrazione e nella scelta consapevole degli strumenti.

Quali sono per te i criteri che determinano il successo di un progetto digitale nelle organizzazioni o nell'amministrazione?

Per me, il successo — o anche il fallimento — dipende molto meno dalla tecnologia scelta che dalla disponibilità ad accettare il cambiamento.
Questo vale sia a livello dirigenziale sia per le persone coinvolte nel lavoro quotidiano.
Essere onesti è fondamentale: il mondo digitale è qui per restare.
La vera domanda non è se utilizzarlo, ma come. E proprio per questo credo sia importante affrontarlo in modo consapevole e sfruttarne il potenziale, invece di subirlo.

Cosa consiglieresti a riguardo?

Si è dimostrato efficace definire prima gli obiettivi e solo in un secondo momento scegliere la tecnologia. A seconda delle finalità, infatti, cambia anche la soluzione software più adatta. Questo è uno dei punti di forza di enovation: non proponiamo tecnologie predefinite, ma valutiamo ogni progetto caso per caso.
Ed è proprio questo approccio aperto che spesso permette di scoprire opportunità inattese.

Su Nadine Bischof

Nadine Bischof è project manager presso enovation.
Vanta molti anni di esperienza nella gestione di progetti, nella consulenza e nei processi partecipativi. Cresciuta nello Zürcher Unterland, apprezza sia la vita di città sia quella di campagna — purché non faccia troppo freddo. Con un’unica eccezione: il bagno freddo settimanale, a cui non rinuncia.

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